Ammetto di aver iniziato a vedere Spartacus : Blood and Sand abbastanza prevenuto, aspettandomi un telefilm statico e sostanzialmente noioso, forse un pò nello stile delle fiction nostrane. Ma dopo la prima puntata mi son reso conto di trovarmi di fronte a qualcosa di completamente diverso. Forse me ne sarei dovuto accorgere giò solo vedendo che tra i produttori della serie si trovano Sam Raimi, Robert Taper e Steven DeKnight ma purtroppo il timore verso il genere creato dalla produzione locale è difficile da superare.

Spartacus : Blood and Sand si nota inizialmente per un impatto visivo non indifferente, con uno stile che ricorda da vicino 300, film dal quale prende ispirazione non poco dal punto di vista delle scene d’azione veramente spettacolari con sequenze al rallentatore che non hanno molto da invidiare a quelle cinematografiche. La ferocia nei combattimenti e le numerose scene di nudo sia maschile che femminile vengono accentuate e dal punto di vista visivo sono sicuramente di sicuro effetto. Ma il telefilm non si basa solo su questi sistemi per attrarre il pubblico infatti anche la storia è abbastanza complessa e non risparmia colpi di scena grazie soprattutto alle intricate trame messe in moto dagli sceneggiatori.

 In conclusione dopo la prima stagione posso dire di essermi divertito e di essere rimasto piacevolmente sorpreso da questa serie tv. Inutile discutere di realismo della storia o storicità dei fatti, Spartacus : Blood and Sand è spettacolo, e posso dire un ottimo

7 quesiti per chi vincerà le politiche 2016 !

  • Sono un tifoso che, essendo appassionato di calcio e più in generale dello sport fifa (y crediti fifa 16) , vi rivolge alcune domande circa quello che può essere il futuro dello sport italiano e del calcio nell’immediata vigilia della tornata elettorale.
    Premettendo subito che non mi sembra questa la sede per discorsi di carattere politico, volevo solamente cercare di capire a cosa può andare incontro il ” sistema – sport ” di qui a qualche mese, indipendentemente dalla vittoria di schieramenti di destra o di sinistra. A leggere le dichiarazioni dei vari schieramenti pare che tutte le forze politiche abbiano a cuore le sorti di questo capitolo della nostra vita, ma poi nel concreto quali sono i reali margini di cambiamento e miglioramento.
    Ecco a questo proposito vi rivolgo queste domande e spero fin da ora in una vostra risposta. 

  • 1 ) Quale modello globale per lo sport italiano ? Per oltre mezzo secolo il sistema è stato imperniato sul CONI ” Federazione delle Federazioni ” , con prevalente slancio per lo sport finalizzato all’alta competizione (crediti fifa ). Oggi il panorama della pratica sportiva è mutato . Nel momento in cui si afferma il diritto di ogni cittadino ad una pratica sportiva a misura dei suoi bisogni , e si prende atto che lo sport di prestazione , pur importantissimo , coinvolge un numero ristretto di praticanti , a quale modello bisogna puntare per garantire uno sviluppo equilibrato di ogni forma di pratica sportiva ?

  • 2 ) Più in generale : si pensa di proporre una legge – quadro dello sport che dia organicità al sistema sportivo italiano ?

  • 3 ) Quanto ai finanziamenti certi dello sport , come si pensa di agire ?

  • 4 ) Al dilatarsi del numero dei praticanti , non corrisponde quasi mai un aumento del numero delle società sportive di base , che oggi incontrano grandi difficoltà anche nelle questioni minime (dotarsi di una sede , affrontare le complicazioni burocratiche , accedere agli impianti , etc ) . Ed anche il volontariato sportivo non si espande in proporzione . Cosa si pensa di fare in concreto per sostenere le società sportive ed il volontariato degli operatori ?

  • 5 ) Regioni ed Enti locali , attraverso il loro coordinamento , hanno detto più volte di rifiutare la loro collocazione nel Comitato nazionale sport per tutti posto all’interno del CONI , così come disposto dal ” Decreto Melandri ” . Essi rivendicano autonomia nei loro compiti istituzionali di promozione dello sport sul territorio . Quindi chiedono l ‘ istituzione di un organismo esterno di concertazione per lo sport di tutti . Come si intende risolvere questa impasse ?

  • 6 ) Le stesse autonomie locali chiedono che il finanziamento dello sport per tutti passi attraverso di loro . Ma come fare perchè ciò avvenga con criteri certi e senza sfasature da regione a regione ? E come si rapporta questa possibilità con il compito finora assunto dal CONI di ridistribuire le risorse dello sport italiano ?

  • 7 ) Il Disegno di legge governativo sulle società sportive dilettantistiche
    e gli enti di promozione non è stato approvato . Presumibilmente si dovrà ripartire da zero .Con quali possibilità ? E con quali contenuti per il nuovo Disegno di legge ?

Ammetto di aver iniziato a vedere Spartacus : Blood and Sand abbastanza prevenuto, aspettandomi un telefilm statico e sostanzialmente noioso, forse un pò nello stile delle fiction nostrane. Ma dopo la prima puntata mi son reso conto di trovarmi di fronte a qualcosa di completamente diverso. Forse me ne sarei dovuto accorgere giò solo vedendo che tra i produttori della serie si trovano Sam Raimi, Robert Taper e Steven DeKnight ma purtroppo il timore verso il genere creato dalla produzione locale è difficile da superare.

Spartacus : Blood and Sand si nota inizialmente per un impatto visivo non indifferente, con uno stile che ricorda da vicino 300, film dal quale prende ispirazione non poco dal punto di vista delle scene d’azione veramente spettacolari con sequenze al rallentatore che non hanno molto da invidiare a quelle cinematografiche. La ferocia nei combattimenti e le numerose scene di nudo sia maschile che femminile vengono accentuate e dal punto di vista visivo sono sicuramente di sicuro effetto. Ma il telefilm non si basa solo su questi sistemi per attrarre il pubblico infatti anche la storia è abbastanza complessa e non risparmia colpi di scena grazie soprattutto alle intricate trame messe in moto dagli sceneggiatori.

 

In conclusione dopo la prima stagione posso dire di essermi divertito e di essere rimasto piacevolmente sorpreso da questa serie tv. Inutile discutere di realismo della storia o storicità dei fatti, Spartacus : Blood and Sand è spettacolo, e posso dire un ottimo spettacolo.

COMMENTO
Vorrei fare un appunto sulla campagna acquisti della Juventus, la mia squadra preferita.

1) Oggi mercoledì 11 luglio, la Juventus continua ad insistere sull’acquisto di Vieri e questo mi incuriosisce assai.
Infatti credo che la maggioranza dei tifosi juventini sia contenta se verrà acquistato Vieri, ma perchè concentrare tutte le forze sul suo acquisto? L’Italia è piena di attacanti formidabili, già maturi per una stagione stressante e qualcuno di questi vuole cambiare squadra. Sto parlando di Montella (valutazione personale 80 miliardi o 60 + Iuliano, a mio avviso la Roma accetterebbe), Chiesa (40 miliardi), Signori (che per giocare la Champions è disposto ad un ingaggio non troppo alto).

2) L’anno scorso la società Juve ha impegnato un sacco di energie mentali e (non lo so) anche economiche per acquistare Athirson. In nessuna formazione che vedo nei giornali è stato inserito nella squadra titolare! Ancelotti non gli ha dato spazio per cui non si conosce il suo valore. E secondo me sarà la rivelazione della Juventus 2001/2002, soprattutto se verrà schierato sulla linea di centrocampo, in un ipotetico 3-4-3, che spero Lippi adotti.

Scrivo infine la rosa della Juve che sogno per quest’anno cercando di essere il più possibilmente realista.

BUFFON

TUDOR - THURAM – MONTERO

ZAMBROTTA – TACCHINARDI - MARESCA – ATHIRSON

DEL PIERO - NEDVED – TREZEGUET

A disposizione: CARINI, IULIANO, PESSOTTO, C. ZENONI, BIRINDELLI, BARONIO, O-NEILL, BAIOCCO, KOVACEVIC, AMORUSO, ROSSINI o CIPRIANI e naturalmente il ritorno di DAVIDS.

E lasciateli parlare …Fifa 16

  • Il bello del campionato Italiano è la facilità con cui le cose possono cambiare prospettiva quando meno te lo aspetti. Non siete daccordo ? Ma pensateci bene.
    Dopo il pareggio di sabato sera contro il Torino c’èra già qualcuno che dava l’Inter fuori dalla corsa scudetto. Incredibile. Dopo le altre partite della 21° giornata di campionato l’Inter è ancora là ad un solo punto di distacco dalla Roma “capolista” e sullo stesso piano della “lanciatissima” Juventus. Incredibile. Sui giornali sportivi e sulle emittenti radiofoniche Romane si parla di sfida a due tra giallorossi e bianconeri, nonostante la classifica parli diversamente.
    Ma in fondo perchè i nerazzurri dovrebbero prendersela ? La loro è senza dubbio una posizione migliore delle altre. Mentre Roma e Juve ora sono costrette a vincere tutto e subito per non deludere i Cuper Boys possono giocare tranquilli con la consapevolezza di essere fortissimi e con la certezza che se anche dovessero pareggiare una partita nessuno li metterebbe al muro per essere fucilati (piensa crediti fifa )

  • Domenica è già Roma – Juve ed entrambe le squadre devono vincere per non creare caos tra giornalisti, dirigenti e tifosi. Ma possono le due squadre uscire con tre punti senza lasciare l’altra a secco ? No ? Questo vorrebbe dire che se l’Internazionale vincesse la sua partita contro il Bologna (che nell’ultima partita non è andato altre il pareggio casalingo con il Venezia) potrebbe guardarsi la “super-sfida” con il gusto di chi guadagna da qualsiasi risultato. Se dovesse vincere la Roma la Beneamata lascerebbe dietro la Juventus, in caso di vittoria dei bianconeri sarebbe la Roma a restare dietro, se invece le due big pareggiassero allora resterebbero entrambe dietro l’Inter “sfavorita”.
    Allora se la situazione è questa che motivo c’è di partire favoriti ? Meglio stare la ed aspettare, tutto quello che arriva è buono, e di questi tempi può arrivare davvero molto.
    Senza contare che tra Febbraio e Marzo il calendario, che evidentemente non “preferisce nessuno”, favorisce di gran lunga la squadra Milanese.

  • juventus
  • La Juventus questa settimana gioca una partita in più di coppa Italia. Domenica la sfida di cui abbiamo abbondantemente parlato, tra le due “super-big”. Poi ricomincia la Champions League che vedrà la Roma volare a Barcellona e la Juve impegnata in casa. La partita seguente di campionato costringerà gli uomini di Lippi ad affrontare la Fiorentina di Adriano e la Roma sarà impegnata a Brescia contro Carletto Mazzone, in una trasferta delle più insidiose. L’Inter? Giocherà contro il Verona. Nel corso della settimana ancora Coppa Campioni. Capello ospita il Barcellona, Lippi invece vola in Spagna in casa del Celta Vigo. La domenica mentre l’Inter ospiterà al Meazza l’Udinese, la Roma affronterà il Perugia rivelazione di Cosmi, la Juve invece giocherà addirittura il derby contro il grintoso Toro. Poi ancora Champions prima dell’Inizio degli scontri diretti dove entrerà in gioco anche l’Inter, che giocherà quasi sempre in casa, a S. Siro.

Romper Stomper

Questo film in Italia è conosciuto con il titolo di Skinheads, ma io non lo ricordavo con questo nome ma come Romper Stomper. Ricordi passati di un periodo in cui rientravo tardi e trovavo un film sconosciuto su Rai Tre e me lo guardavo tra il sonno e la stanchezza. Romper Stomper. Lo dicevo sempre ad un mio amico, che se legge queste pagine se lo ricorderà.

Romper Stomper è un film su un gruppo di neonazisti australiani che vivono alla periferia della cultura australiana lamentandosi per la presunta invasione del loro paese da parte di stranieri. Un pò la solita storia insomma ma Geoffrey Wright vuole farci vedere la vita di queste persone nelle piccole cose, senza considerare grandi progetti di ribellione se così si può dire. La storia è abbastanza semplice e tra gli attori protagonisti c’è un giovane Russell Crow.

Carino insomma, se non fosse che poi Wright esagera, cerca di rendere la storia più complessa, con cose che poco hanno a che fare con il fatto che i protagonisti siano nazi, per non parlare poi di un’accentuazione del trucco soprattutto delle donne che è fuori posto anche per l’epoca. L’idea è buona, la prima parte anche interessante ma poi poi poi…non si va davvero da nessuna parte. Uffa! E dire che poteva diventare un bel film, semmai con più decisione e rimanendo davvero neutrali. Si perchè con storie simili o prendi decisamente la parte di qualcuno, o cerchi di usare uno stile documentaristico ed imparziale. In ogni caso, non pensate che non valga la pena di perderci un’oretta e mezzo del vostro tempo, Romper Stomper vale, rimane comunque un film che da una sensazione di freschezza, ambientato in un’Australia, che non è solo spiagge ed affascinanti ragazze come qualcuno pensa ancora. Romper Stomper.

Come molti di voi avranno senz’altro avuto modo di leggere, poche settimane fa ho avuto l’occasione di mettere le mani su una versione di Ridge Racer: Unbounded che, seppur incompleta, ha lasciato intravedere parecchia qualità. Ora, avendo avuto modo di saggiare tutte le funzionalità del titolo targato Bugbear, è però arrivato il tanto atteso momento della verità: comprare o non comprare? Questo è il dilemma!

Partiamo subito con le note liete. Il titolo è senz’altro il migliore della serie e questo, considerando le difficoltà e la scarsa qualità della recente iterazione per PlayStation Vita, è senz’altro una buonissima notizia. Dimenticatevi infatti gli storici difetti della serie, perché in quel di Shatter City la musica è cambiata parecchio.

Il titolo non brilla per originalità ma al contrario attinge dai alcuni dei maggiori successi videoludico-automobilistici degli ultimi anni in maniera evidente. Tuttavia descriverlo come un semplice clone di Need for Speed o Burnout sarebbe davvero riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti di un team che è riuscito a spiccare in maniera a dir poco imprevedibile.

L’esperienza di gioco, almeno per ciò che concerne il singleplayer, si svolge come detto a Shatter City, triste metropoli popolata dagli Unbounded, un gruppo insurrezionalista che combatte i falsi valori che caratterizzano la società contemporanea a suon di derapate ed esplosioni.

Noi, cari lettori, entreremo ovviamente a far parte di questo gruppo al momento della nostra prima gara ed il nostro obiettivo sarà tutt’altro che semplice: conquistare l’intera città, distretto dopo distretto, per dimostrare le nostre indiscusse abilità di piloti.

La modalità carriera si snoda attraverso 9 distretti cittadini, ognuno dei quali è caratterizzato da un particolare stile urbano e da specifiche tipologie di gara, che propongono un totale di 152 eventi ( 600 eventi en fifa 15  ! : crediti fifa comprare ) . Le tipologie di gara, anch’esse molto varie, sono suddivise in diverse categorie che permettono di affrontare gli eventi più diversi.

Le Gare Shindo, ad esempio, sono gare all’insegna della massima lealtà sportiva – o che quantomeno la incoraggiano – in cui l’obiettivo è solo quello di raggiungere il podio. Gli Attacchi Distruzione, come suggerisce il loro stesso nome, si basano invece sulla devastazione ambientale, premiandoci in base al grado di caos che sapremo scatenare, mentre le Gare Dominazione, vero fiore all’occhiello del prodotto, implicano sempre il raggiungimento del podio, ma la conquista di un tale obiettivo non prescinde dall’eliminazione degli avversari e dalla distruzione urbana, entrambe fondamentali per accrescere l’indicatore turbo.

Ma non finisce qui, visto che in alcune occasioni tali eventi vi porteranno anche a dover combattere, testa a testa, contro delle auto della polizia mentre ve ne starete comodamente a bordo di un tir.

Non mancano infine eventi incentrati sull’uso del freno a mano, dover a vincere sono i piloti più abili nelle derapate, o vere e proprie corse contro il tempo, sorprendentemente quelle che ho preferito nonostante la mia idiosincrasia nei confronti di questa particolare tipologia di gara. Quelle proposte dai Bugbear non sono infatti banali time-attack all’interno di percorsi visti e rivisti, bensì rivisitazioni dell’ambiente urbano che, arricchite da rampe, salti e percorsi alternativi, rendono la caccia al miglior tempo un vero spasso.

Ma se questo non dovesse essere ancora abbastanza, il titolo offre anche un pregevole editor di tracciati che permetterà senz’altro a tutti noi di dare libero sfogo alla nostra fantasia… sempre che il multiplayer non ci consumi anima e corpo, ovviamente, visto che è anch’esso tutt’altro che avaro di contenuti. Ma in questo senso mi riservo la possibilità di tornare sull’argomento non appena i server si saranno riempiti un po’ di più.

In definitiva Ridge Racer: Unbounded si dimostra dunque un titolo di grande spessore, capace di rilanciare un brand che, personalmente, avevo ormai dato per spacciato già da qualche tempo. La qualità che contraddistingue la campagna ed i suoi tanti eventi è infatti fuori discussione, ed il multi, forte di una solidità strutturale davvero notevole, promette di regalare parecchie e durature soddisfazioni a tutti gli amanti del genere.

Se fino ad oggi siete stati detrattori del brand, Unbounded potrebbe dunque farvi cambiare idea, ma nel caso in cui abbiate un debole per le produzioni automobilistiche di stampo arcade, non fatevelo scappare perché in ambito di automobilismo digitale potremmo benissimo essere di fronte ad uno dei migliori racing di questa generazione.

(Robert Rodriguez e Ethan Maniquis – 2010)

Un uomo entra in una casa con un grosso coltello, uccide tre uomini tagliando all’ultimo la mano che stringeva una pistola. A quel punto prende quell’arma e colpisce altri uomini, poi si ferma e guarda la pistola nella sua mano destra e il machete nella sua mano sinistra. Due armi sono troppe, terrà solo il machete. E’ ovvio direte voi, il suo nome è Machete, non certo Pistola. L’ultimo film di Rodriguez inizia come un film di serie C messicano, così poco credibile (in apparenza) in ogni inquadratura che sembra quasi tutto “finto“.

Nato da un finto trailer che serviva da intermezzo all’interno dei film gemelli (Grindhouse) sviluppati dallo stesso Rodriguez e da Tarantino, Machete ha preso poi vita propria, raccogliendo all’interno del suo cast molti nomi illustri evidentemente felici di lavorare per un regista come Rodriguez : Danny Trejo (Machete Cortez), Robert De Niro (Senatore McLaughlin), Jessica Alba (Agente Sartana Rivera), Don Johnson (Von Jackson), Michelle Rodriguez (Luz), Steven Seagal (Rogelio Tevez) and Lindsay Lohan (April).

Machete è un ex agente federale messicano molto arrabbiato a causa di ciò che Rogelio Tevez, un criminale messicano, ha fatto alla sua famiglia. Una volta abbandonata la divisa e traferitosi come immigrato illegale oltre frontiera, Machete viene a trovarsi per caso in un complotto per l’uccisione del Senatore anti-immigrazione McLaughlin. Caduto in una trappola che mirava ad usarlo come pedina sacrificabile di un intrigo politico, Machete decide di vendicarsi e scoprirà che dietro all’intera faccenda si trova una sua vecchia conoscenza.

Lo dico chiaramente, la trama è secondaria e ha come scopo principale quello di portare tutti i personaggi nel luogo giusto per subire il castigo di Machete e fornire agli spettatori delle scene sempre sorprendenti. Un castigo che ovviamente sarà sanguinario e spettacolare. Bisogna ammettere che in varie scene Rodriguez fa un uso creativo delle lame (come nella scena dell’ospedale) e se siete dei fan di B-movie non ne rimarrete assolutamente delusi. Penso che un film come questo non possa essere preso troppo sul serio e mi auguro che chi lo vedrà al cinema in Italia lo consideri come un gioco di Rodriguez per gli appassionati di cinema. E secondo me anche i vari attori che partecipano al film tra i quali addiritura un mostro sacro come De Niro si sono divertiti durante la sua realizzazione proprio perchè pur essendo un film che non punta certo a vette di pura qualità cinematografica è sicuramente cinema vero realizzato con amore e passione da ogni membro del cast.

L’umanità non è pronta a camminare con le proprie gambe, ha bisogno di essere aiutata, di qualcuno che corregga i propri errori senza mai apparire alla luce del sole. Questo è il compito dei Guardiani del Destino che da generazioni intervengono nella storia dell’uomo per orientarlo nella giusta direzione verso  l’obiettivo prefissato dal Piano. Non sappiamo chi siano i guardiani o chi sia il Presidente e non è importante saperlo, quello che conta è che i Guardiani si sono allontanati solo due volte, dopo l’Impero Romano e dopo il 1910 e sappiamo che i risultati per l’umanità lasciata sola non sono  stati esaltanti.

Quasi nessuno si accorge del meccanismo, finche David Norris a causa di un piccolo  errore di un guardiano, non viene a conoscenza del fatto che l’uomo non ha veramente il libero arbitrio. La molla che farà saltare il sistema sarà l’amore di David per una ballerina, Elise (Emily Blunt), un amore che per i guardiani non sarebbe mai dovuto esistere.

damon

Nato da un’intuizione di Philip K. Dick, The Adjustment Bureau è un film coinvolgente ed interessante per una buona parte della sua durata, anche se una parte del merito va questa volta a Matt Damon. Rimane un finale un pò inatteso che fa la differenza tra un ottimo film e un buon film come questo comunque è. C’è da dire che nonostante Dick sia ormai una miniera di idee per gli sceneggiatori, è anche di difficile trasposizione in immagini. Se non si è mai letto Dick, non si può capire davvero cosa questo significhi.

Detto questo ora dirò un’ultima cosa e chiuderò qui il post: ecco, non fidatevi mai, e dico mai, di un uomo con un cappello in testa…

 

 

 

  • Categorie: PlayStation 3 | Xbox 360 | Simulazione Sportiva
  • Produttore: EA Sports
  • Sviluppatore: EA Canada
  • Uscita: 10 Febbraio 2012
  • Multiplayer: Cooperativo e Competitivo
  • Sito Web: http://www.ea.com/it/grand-slam-tennis-2

Non sono mai stato un grande appassionato di tennis, almeno non di quello televisivo, ma in questo periodo, essendomi passata per le mani una copia di Grand Slam Tennis 2, mi sono detto: “Perché non provare ad analizzarlo?”.

In fin dei conti in 7 anni di carriera in questo campo non mi era mai capitato di cimentarmi con titoli di questo genere ed il mio nuovo, fiammante blog mi sembrava senz’altro un ottimo modo per mettermi alla prova!tennis-EA

Quando si pensa al tennis videoludico la mente non può che andare alle due grandi compagnie che nel corso degli ultimi anni hanno catalizzato l’interesse di milioni di aspiranti tennisti: 2K Games, con il suo Top Spin da una parte, e Sega, con Virtua Tennis. Due scuole di pensiero ben distinte, che hanno contrapposto arcade e simulazione in uno scontro all’ultimo ace, ma ora un terzo incomodo ha fatto irruzione sulla scena videoludico-tennistica contemporanea.

Con l’avvento delle console in alta definizione, EA Sports ha infatti pensato bene di tornare a calcare i campi di tennis con Grand Slam Tennis 2, nel tentativo di rivolgersi ad un bacino d’utenza più ampio dei suoi concorrenti e proporre così un’esperienza di gioco appetibile a chiunque, anche a chi non si fosse mai avvicinato ad un titolo della categoria. Insomma, anche ad uno come me.

Il primo impatto con il campo di gioco è stato senz’altro positivo, specie per quanto riguarda le qualità tecniche del prodotto, pari a quelle dei principali prodotti sportivi di casa EA.  Vestendo i panni dell’indimenticabile McEnroe – ebbene sì, sono un maledetto nostalgico – sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla resa grafica del campo e del mio irascibile atleta, ma soprattutto dall’atmosfera generale, fedelissima alla controparte reale.

Per ciò che concerne il gameplay, il titolo sembra attestarsi su dei buoni standard – pur non raggiungendo i picchi qualitativi di un Top Spin – fornendo al giocatore la possibilità di adottare un triplice approccio alla realtà di gioco: uno più “classico”, se così vogliamo dire, incentrato sull’utilizzo dell’analogico sinistro e dei tasti frontali, uno più tecnico, il Total Raquet, legato al movimento e all’inclinazione dell’analogico destro per regolare taglio, potenza e direzione dei propri colpi, ed infine uno più “casual” che necessita del Move per approfittare della tecnologia di motion sensing.

Indipendentemente dal tipo di stile adottato, pur riconoscendo che il Total Raquet garantisce senz’altro un controllo pressoché totale sull’esecuzione dei vari movimenti, devo ammettere di essermi divertito parecchio in tutti e tre i modi, senza mai trovarmi nella condizione di maledire gli sviluppatori per aver creato qualcosa di troppo complesso per essere capito, e dunque padroneggiato in pieno.

Il gameplay denota infatti una grande accessibilità apparente – stadio iniziale a cui molti decideranno di fermarsi – nascondendo in realtà una certa profondità che non mancherà di stuzzicare tutti gli appassionati del genere. Il titolo è chiaramente orientato più verso l’arcade che verso la simulazione ma almeno per ciò che ho visto, sembra che tutti saranno in grado di godersi l’esperienza ludica proposta senza finire con l’ammaccare muri o schermi televisivi per la frustrazione.

Al di là di un gameplay fondamentalmente solido, c’è però una cosa che non mi ha convinto pienamente, ovvero il fatto che, a prescindere dalla potenza dei propri colpi, sembri impossibile mandare la palla in out, con ovvie implicazioni in termini di strategie e tattiche attuabili.

Il margine di errore in fase di risposta sembra infatti pressoché assente, vanificando dunque gli sforzi di chiunque sia solito prediligere il posizionamento a fondo campo piuttosto che sotto rete. Una mancanza, questa, che potrebbe rivelarsi determinante nella decisione di acquistare o meno il prodotto da parte degli irriducibili di questo sport.

Sul fronte dei contenuti, infine, il titolo propone davvero l’imbarazzo della scelta: oltre ai classici singoli e doppi amichevoli, il titolo dispone di una ricca modalità carriera in cui si hanno dieci anni per dimostrare le proprie abilità e conquistare la vetta della classifica mondiale; la modalità ESPN Gran Slam Classics, in cui è possibile rivivere e magari riscrivere una serie di eventi che hanno fatto la storia del tennis; e la modalità Torneo, per creare competizioni personalizzate per un minimo di 4 partecipanti ed un massimo di 128. E tutto questo senza dimenticare l’online, immancabile aggiunta ad un’esperienza già di per sé più che valida.

Insomma, in definitiva Grand Slam Tennis 2 si dimostra un titolo di buona qualità, che pur non reggendo il confronto con il massimo esponente della categoria, ovvero Top Spin 3, riesce a garantire un’esperienza tutto sommato gradevole. Complessivamente questo titolo è forse il più debole dell’intero catalogo sportivo di EA Sports, ma ciò non toglie che possa comunque rappresentare un ottimo primo passo nel mondo del tennis videoludico per chiunque non abbia ancora avuto occasione di calcare i campi digitali di questa generazione.