paradisio

La prima metà di “Viaggio in paradiso” permettere di entrare in questo mondo assieme al protagonista che pian piano cerca di comprendere il funzionamento di questa piccola società. Poi si passa all’azione vera e propria che vede Gibson non risparmiarsi in nessuna circostanza.
La regia è sorprendente, ci sono almeno una decina di scene eccellenti. Basta citare quella iniziale in cui i due rapinatori, vestiti da clown, fuggono dalla polizia lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. Il cast di attori messicani è eccellente: tutti hanno grinta e orgoglio autentici. Non ci sono attori hollywoodiani che devono interpretare un ruolo, ma attori che sembrano essere vivere quotidianamente quella vita di sopruso e di criminalità.
Buon film, dunque, nonstante alcuni momenti in cui la sceneggiatura esagera offrendo situazioni improbabili e alcuni personaggi stupidamente stereotipati. Colpisce, però, questo viaggio nella desolazione di un popolo costretto a vivere una vita corrotta dalla criminalità. Qui non c’è il paradiso, anzi è l’inferno il luogo che più assomiglia alla prigione-città descritta nel film. Di sicuro è migliore il titolo originale, “Get the gringo” (“Prendi il gringo”), ma quanti in Italia, a parte gli appassionati di film western, conoscono il significato di questa parola?

Conversione perfetta?

E’ bene dire da subito che la conversione risulta davvero ben fatta nonostante la pesantezza del titolo in questione, anche se Crytek è dovuta scendere a compromessi per garantire un’esperienza di gioco godibile agli utenti PlayStation 3. In primis vi è da dire che è stato apportato un cambio di motore grafico, ossia dall’originale CryENGINE 2 al più recente, leggero e più “scalabile” CryENGINE 3, che è alla base anche del seguito. Paragonando la grafica dell’originale con questo adattamento per console, si potrebbe dire che questa trasposizione equivale alla versione per PC settata a livello di dettaglio medio e con effetti particellari e fisica semplificati ed alleggeriti.

crysis

Da segnalare in negativo le texture altalenanti (ad esempio risultano scadenti quelle visibili in lontananza) e l’apparizione di alcuni dettagli e oggetti esclusivamente quando si dista da loro solo qualche metro, come nel caso delle mine. L’unica miglioria visiva da indicare è dovuta ai superiori effetti di luce offerti dal CryENGINE 3, davvero degni di nota. Il frame-rate non è sempre costante e fluido come dovrebbe, ma questo non influisce quasi per nulla sulla giocabilità.

I controlli sono stati ottimamente rimappati sul controller PS3, sullo stile di Crysis 2, con l’aggiunta delle classiche facilitazioni riguardanti l’aggancio automatico degli avversari. Manca inoltre la modalità multiplayer presente altresì nella versione PC, anche se in tanti non ne sentiranno la mancanza, vista la bontà della campagna a giocatore singolo. La longevità di quest’ultima ammonta a circa 10 ore in modalità normale, ma, vista l’immensa libertà d’azione, Crysis è tranquillamente rigiocabile per sperimentare nuove soluzioni tattiche, per provare gli altri livelli di difficoltà e per ottenere i trofei/achievement rimanenti. Ma non disperate sui problemi grafici: tutto ciò che rese grande nel 2007 questo capolavoro videoludico è ben riprodotto anche su hardware inferiore, con tutti i compromessi indicati poco fa, che non vanno ad influenzare la maestosità del titolo Crytek.

Tirando le somme…

Il gioco in questione rimane in tutto e per tutto tale alla versione PC, a parte chiaramente il minor dettaglio grafico e la semplificazione delle meccaniche di gioco e dei comandi, in linea con Crysis 2, come già indicato precedentemente. Da rimarcare, purtroppo, la mancanza del multiplayer (presente invece nell’originale su PC), anche se il vero fulcro di questa pietra miliare è sempre stata la modalità a giocatore singolo. Consigliatissimo a coloro i quali non avessero avuto l’occasione di provare il gioco per come è stato creato su PC, considerato anche il prezzo budget per il download, ossia 19.99 €.

Attualmente Crysis è disponibile solo in digital delivery su PlayStation 3 e Xbox 360, il download del porting per la console Sony non è eccessivamente pesante vista la moltitudine di contenuti e di lingue, ammonta cioè a circa 3.7 GB. Discorso differente per chi dispone di un computer con hardware aggiornato, ovvero si procuri o rigiochi l’originale, magari “pompando” i dettagli al massimo. Il risultato è ancora nettamente superiore a questa (seppur ben fatta) conversione.

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FIFA 20 : la precisione del controllo del giocatore oltre ad essere determinante in fase di possesso é anche da considerare in fase di non possesso palla, perché risulta molto pié determinante in difesa e sulle palle alte.

Guadagnare la posizione di vantaggio sul rinvio del portiere o su un cross saré molto piu difficile, sia grazie ad una IA de fifa 20 (como le dice https://www.futboltecnic.com) rivista al 100% e molto piu umana, e sia perché il controllo a 360 ha bisogno di precisione per essere perfettamente manovrato. Il comportamento degli avversari come detto stato rivisto in toto: adesso la squadra avversaria si comporteré in maniera molto piu naturale e come farebbe un videogiocatore, cercando iniziative personali per guadagnare la superiorita numerica e smarcare quando ne ha l’opportunita il giocatore pié libero. In caso di mancanza di spazi proveré a mettere in mezzo il pallone o cercare la fortuna con un tiro da fuori area.

Sono stati rivisti completamente anche i contrasti, sia quelli che portano ad un fallo che gli scontri fisici tra i giocatori.

Nel primo caso saré fondamentale il tempismo col quale affondare la gamba per recuperare il pallone : scordatevi quindi la pressione costante del tasto del pressing, perché cosa su dieci volte almeno sei vi costera il fallo. Gli scontri fisici tra i giocatori sono a dir poco eccezionali : partiamo subito col dire che se l’anno scorso il difensore aveva sempre la meglio iniziando un contrasto, quest’anno anche chi é in possesso palla riesce a difendersi e destreggiarsi egregiamente.

Prendiamo ad esempio Amauri, un giocatore dotato di grande forza palla al piede, e prendiamo Lucio, un difensore robusto e egualmente forte fisicamente: i giocatori daranno il via ad una serie di spintoni e tra i due vinceré quello che avré guadagnato una posizione di vantaggio rispetto al pallone.

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L’adattamento e la direzione di “The next three days” è di Paul Haggis, ottimo sceneggiatore e discreto regista. Nel 2005 vince  l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale con il film “Million Dollar Baby” di Clint Eastwoord e l’anno dopo “Crash – Contatto fisico” si aggiudica le statuette per il miglior film, la migliore sceneggiatura originale ed il miglior montaggio (quest’ultima per Hughes Winborne).

Uno dei pochi casi in cui il miglior film non si aggiudica anche la miglior regia che Haggis si vede soffiare da Ang Lee per “I segreti di Brokeback Mountain”. Strano a dirsi, ma in “The next three days” Haggis si fa ammirare più come regista grazie ad buone scelte tecniche con le quali si prende gioco dello spettatore riuscendo a non dare alcuna valida certezza. Dove pecca un po’ è proprio nella sceneggiatura a causa dell’uso eccessivo delle coincidenze, un difetto frequente nei thriller commerciali. La successione di alcuni episodi fondamentali di “The next three days” hanno, in realtà, una probabilità minore del 6 al Superenalotto. Per fortuna, anche se questo può fa storcere il naso, non inficia l’intero progetto. La gestione delle storie e dei protagonisti secondari non convince: i rapporti di John con i genitori e con il fratello sono poco sviluppati e quello con la donna conosciuta nel parco poteva assumere risvolti tali da arricchire la narrazione. Per non parlare, poi, di Damon Pennington, l’esperto di evasioni interpretato da Liam Neeson. Il personaggio appare soltanto in una scena e Neeson viene relegato ad un cameo troppo restrittivo per il suo talento.
Anche il resto del cast si presta a semplice supporto ed attori del calibro di Jason Beghe (il Detective Quinn) e Brian Dennehy (il padre di John) non hanno modo di dimostrare il loro valore. Le donne, invece, si fanno notare per la loro immensa bellezza: Elizabeth Banks, Olivia Wilde (“Dr. House – Medical Division”) e Moran Atias. La Banks, unica ad aver spazio nella storia come moglie di John Elizabeth Banks è convincente soprattutto nell’aspetto fisico.

’inizio del film la vedi e pensi: “Che bionda, come è elegante con quel tailleur!”. Poi quando si mostra nei panni della detenuta, trasandata nell’uniforme rossa del carcere, con i capelli che mostrano i segni della ricrescita dei suoi capelli naturali ti rendi conto di come il fascino di una donna sia spesso il frutto artificiale di prodotti di bellezza (non certo disponibili né utili in una prigione).

La Crisi ritorna… 4 anni dopo!

Nel mondo videoludico, 4 anni rappresentano un lasso temporale di considerevole importanza. Questa affermazione si riferisce alla rapida evoluzione tecnologica dei motori grafici/fisici e dei metodi di programmazione, in linea con l’uscita di hardware
sempre più aggiornati. Crysis, FPS uscito su PC nel 2007, rimane tutt’oggi uno dei giochi graficamente più impressionanti disponibili sul mercato, tanto da lasciare dubbi sul fatto che il titolo Crytek sarebbe approdato su console, vista la minore potenza di queste ultime. Questo timore è sempre stato anche dovuto alla fisica sopraffina e agli ambienti vasti, considerati difficilmente gestibili da hardware del 2005/2006. Oggi, tutti questi dubbi sono scomparsi, il gioco è ora disponibile per console e la recensione, in particolare, si riferisce alla versione Playstation 3.

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Per chi se lo fosse perso…

La trama del rivoluzionario sparatutto in soggettiva firmato Crytek si sviluppa nell’anno 2020. Il protagonista, Nomad, assieme alla squadra Delta Force, viene inviato su un’isola della Cina per investigare sul rapimento di alcuni archeologi americani da parte dell’esercito nordcoreano. Nomad e i compagni sono equipaggiati con una rivoluzionaria nanotuta, che permette loro una resistenza e forza fuori dal comune, nonché alcune abilità tattiche. Ovviamente questo è solo l’inizio, tra soldati della Corea del Nord, meteoriti e temibili alieni, si scoprirà presto che l’isola paradisiaca è l’incipit di un’invasione aliena su scala globale… Come già accennato, il titolo fece scalpore grazie al fenomenale motore grafico, in grado di offrire ambientazioni immense e dettagliatissime, una fisica al top e una notevole distruttibilità dell’ambiente e interattività.

La somma di queste variabili risultava un perfetto mix di libertà d’azione e divertimento. Ogni partita poteva essere infatti affrontata diversamente dalla volta precedente, cambiando approccio tattico, sfruttando le meravigliose location e i numerosi veicoli (jeep, barche, elicotteri), aggiunti ai vari potenziamenti della nanotuta. Grandiosi anche gli effetti particellari, le esplosioni, la resa dell’acqua, le animazioni ed espressioni facciali e, non per ultima, la sopraffina intelligenza artificiale dei nemici. Da ricordare in positivo anche i ben realizzati effetti audio delle armi e della giungla, sommati alla godibile colonna sonora.

paradisio

Il successo planetario de “La passione di Cristo” ha dato la possibilità a Mel Gibson di girare alcuni film indipendenti. Con “Viaggio in paradiso” Gibson scrive una nuova sceneggiatura assieme a Stacy Perskie e Adrian Grunberg, quest’ultimo suo assistente alla regia nei film “Apocalypto” e “Fuori controllo”, e qui all’esordio da regista. La pellicola mostra tutte le caratteristiche di film indipendente dando completo spazio alla creatività dell’attore/sceneggiatore/regista americano. In particolare “Viaggio in paradiso” appartiene a quel genere di film che negli anni ’80 lo ha visto protagonista: inseguimenti tra polizia e rapinatori, soggiorni in carcere e desiderio di vendetta.

Certo, il personaggio interpretato da Gibson, un rapinatore che non lesina in azioni violente, sembrerebbe più adatto a un giovane, ma il fascino dell’attore americano sopperisce all’età.
Il realtà, il vero protagonista di “Viaggio in paradiso” è El Pueblito, un’incredibile prigione che sembra una piccola citta, con bar, ristoranti, negozi, spacciatori, case con intere famiglie. Tutto nella totale corruzione e gestito da una complessa gerarchia criminale. Lo scenario è sensazionale e soprattutto originale. La sua realizzazione è fantastica, non soltanto nella scenografia, ma anche nel clima di quotidianità e di malvivenza che si respira. Ogni personaggio di quel carcere è ricoperto di sudore e di sporcizia, i capelli arruffati si, hanno lividi, cicatrici e ferite, Gibson, troppo, viene dato nessun trattamento stelle e per la maggior parte del film Gibson è ugualmente sporco, ma sempre con quel fascino glamour che lo contraddistingue.

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SSX è finalmente tornato e… porca miseria che spettacolo! Come forse avrete già letto su Eurogamer.it il gioco sfiora la perfezione davvero di un soffio e la qualità complessiva dell’esperienza mi ha stupito. Parecchio.

Con oltre 150 eventi, la longevità è assicurata, e considerando la varietà che li contraddistingue – si passa da classiche gare di abilità a sfide per la sopravvivenza in cui dovremo scampare a terribili valanghe – è davvero difficile che qualcuno possa rimanere deluso dal lavoro svolto da EA Canada.

Il gameplay è come sempre il fiore all’occhiello del brand : immediatoaccessibilefluido  e dannatamente divertente, anche se un po’ difficile da padroneggiare al meglio. I trick eseguibili vi lasceranno spesso senza fiato e alla luce del loro vastissimo numero – legato anche alle differenze tra i vari atleti utilizzabili – scoprirli tutti potrebbe rivelarsi una vera impresa.

Ad arricchire il tutto c’è poi la RiderNet, una sorta di Autolog in chiave invernale che suggerisce gli eventi più adatti al nostro modo di giocare, ci avverte ogni qualvolta un amico supera i nostri risultati, e propone costanti sfide che possano tenere vivo l’interesse anche dopo aver portato a termine la campagna.

In chiave multiplayer manca purtroppo la possibilità di gareggiare direttamente contro altri giocatori, e sebbene questo si traduca in un’esperienza più fluida e priva di pause – niente lobby o matchmaking, solo gare, una dopo l’altra – confrontarsi sempre con dei fantasmi lascia un po’ l’amaro in bocca.

Straordinario sotto tutti i punti di vista: bello da vedere, divertente da giocare e longevo come pochi altri titoli, siano essi del medesimo genere o meno. Provatelo, vi soddisferà in pieno… multiplayer permettendo.

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“The next three days” è il remake del film francese “Anything for her” (“Pour elle”), uscito nel 2008 e diretto da Fred Cavayé. L’idea alla base dei due film ha quel sapore hitchcockiano dell’uomo comune coinvolto improvvisamente in un intrigo più grande di lui.
John e Laura sono una coppia felice con un bambino di pochi anni. Una mattina, John sta giocando con il bambino e Laura si sta preparando per andare in ufficio. All’improvviso la polizia irrompe in casa e Laura viene arrestata per l’omicidio del suo capo. La sera prima, le due hanno avuto una accesa discussione in ufficio. John ama tanto la moglie da non aver mai il minimo dubbio sulla sua innocenza. Ma quando la giustizia la condanna a venti anni e vede la moglie in carcere senza alcuna speranza di sopravvivere a quella situazione decide di risolvere il problema a modo suo: un piano per far evadere la moglie e fuggire assieme a lei ed al figlio all’estero, in un Paese dove non è possibile l’estradizione.
La cosa più interessante di “The next three days” è vedere come molti passaggi del piano ambizioso di John falliscano per la sua imperizia. John non è un malvivente e nulla conosce del mondo criminale. I suoi maldestri tentativi di ottenere un passaporto falso ed altre azioni non prive di errori ci mostrano però un uomo irremovibile, disposto a tutto per ottenere quello che non è riuscito ad ottenere con mezzi leciti. Ciò aggiunge tensione alla storia, perché la facile eventualità di un fallimento crea imprevedibilità. Appare poco credibile, però, la trasformazione di John in perfetto killer, quando irrompe nella casa di spacciatori, trattenendone uno con una mano mentre e sparando con l’altra con estrema naturalezza. E’ uno dei pochi momenti di “The next three days” in cui esce fuori il “gladiatore” che c’è in Russel Crowe.

L’attore australiano appare, infatti, un po’ castrato nel personaggio del professore di letteratura poco duro e poco incline all’azione.

 

fifa19

Consideriamo adesso Messi (190 000 crediti fifa) e prendiamo come difendente Chiellini en fifa 19, che ha una corporatura simile a Lucio : in questo caso Messi saré spazzato via da Chiellini in contrasto perpendicolare perché ne paghera la minor prestanza fisica. Discorso diverso invece per il contrasto a rincorrere: Messi mentre controlla e avanza col pallone verré certamente recuperato da Chiellini, ma una volta che questo provera a fermarlo rallentandolo con le mani, l’agilita di Messi potrebbe avere sicuramente la meglio. Insomma, questione di Personality +. Personality + che si avverte anche dal punto di vista psicologico : gli attaccanti come Rooney (60 000 crediti fifa), battaglieri fino alla fine, torneranno a centrocampo a recuperare il pallone, mentre quelli meno propensi alla fatica come Ronaldinho (130 000 crediti fifa*) resteranno ad attendere il passaggio barcollando qua e lé nella zona di competenza.  *crediti fifa : crédits fut

A marcare questi comportamenti, oltre che le abilité, ci penseranno gli “extra” dei giocatori: nella gestione delle squadre noteremo delle icone che identificano le caratteristiche in cui i giocatori eccellono: il giu citato Amauri saré una minaccia per la difesa, Chiellini saré abile nei contrasti, Pepe un instancabile motorino di centrocampo, Quagliarella abile nei tiri da lontano, ecc… Saré quindi molto importante scegliere i giocatori con determinate caratteristiche e bonus per affrontare al meglio gli avversari.

Le diverse caratteristiche dei giocatori si notano anche nel sistema Pro Passing de fifa 11, che come suggerisce il nome riguarda solamente i passaggi. I giocatori tecnicamente pié dotati avranno qualche asso nella manica in pié per lanciare un giocatore in 1vs1, liberare l’ala sulla fascia o creare uno-due ad alto coefficiente di difficolta. Il Pro Passing influisce non poco anche con i controlli in full manual e regala a PES 13 una manciata di punti-simulazione in pié. Rivisto anche il comportamento dei portieri, che in situazioni complicate di ribattuta cercheranno sempre di tornare sulla linea di porta, e i comportamenti della difesa che ora non si sbilancia né regala spazi per le ripartenze anche a centrocampo. Il sistema dei rigori é quello visto nell’edizione dei Mondiali Sudafricani ma migliorato: non basteré solamente centrare la zona verde e tirare, sara di fondamentale importanza angolare a sufficienza ma non troppo, poiché la direzione incidera tantissimo e le scivolate dal dischetto potranno essere una costante.

E’ passato qualche giorno dalla release del gioco e dalla mia recensione apparsa su Eurogamer, ma ho comunque deciso di tornare a parlare di AMY, quantomeno per fornire a voi lettori un’analisi più concisa sul prodotto e permettervi così di farvi un’idea ancor più chiara su questo… abominio.

Che dire… cominciamo col dire che questo è probabilmente il peggior gioco che abbia avuto la sfortuna di provare nel corso di questa generazione. Perché? Bella domanda, non tanto perché sia difficile rispondere, ma più che altro perché i difetti sono così tanti che non mi basterebbe un papiro per elencarli tutti.

Gameplay ? Inguardabile. Grafica ? Scatta pure quando non c’è nessuno su schermo a parte la protagonista. Storia ? Stendiamo un velo pietoso. Dinamiche di cooperazione tra Amy e Lana? Mai visto di peggio.

Ha dunque qualche pregio? Sì, quello di essere riuscito a fregare tanta gente, tra cui appunto il sottoscritto, attraverso un trailer straordinariamente coinvolgente, accompagnato da “fantastici” commenti in cui testate di tutto il mondo lo elogiavano come il miglior survival horror della storia, per poi schiaffargli un bel 2 – vedi IGN con il suo “L’horror su console ormai si chiama Amy”… ridicoli.

Non saprei davvero cos’altro aggiungere su AMY. Se volete un consiglio tenetevi i soldi in tasca, e nel caso in cui vogliate davvero sprecare qualche euro, utilizzate i vostri risparmi per comprare un game designer da regalare ai quei poveri mentecatti che hanno avuto il coraggio di mettere sul mercato un prodotto come questo.