Non sono soddisfatto ? Semplice, prendo una manciata di “lacrime” di Librom – un fluido in grado di ripristinare le scelte – cancello ciò che avvenuto – dalla trama ai livelli di magia o vita acquisiti dal giocatore – e ricomincio tutto. Stesso boss di prima, stesso scontro, scelta diversa e via dicendo. Addirittura, i trofei PSN incoraggiano questa scelta, quella di rivivere gli eventi per percorrere tutte le strade narrative possibili.

soul

Altri esempi ? Le magie de Soul sacrifice lanciate dal giocatore sono molte ma in campo se ne possono utilizzare solo sei. Ognuna ha un numero di lanci limitato oltre il quale quella magia è persa per sempre… no, non è vero, ci sono le lacrime di Librom.

E’ chiaro che tutte le moine-genera-hype si rivelano vuote. Il nucleo stesso su cui il gioco è costruito viene meno, lasciando un vuoto di dubbi: ma “sacrifice” di cosa?

Eppure di macchie Soul Sacrifice ne ha ben poche. Certo, non è vasto (e noioso) come MH, ma questo non è necessariamente un male. I giocatori fanno drop-in e drop-out direttamente nelle arene dove sfideranno i boss. I combattimenti sono epici, articolati, dinamici e danno ai giocatori la possibilità di coordinare le loro azioni per ottenere i migliori risultati. Alla fine degli scontri – con buona pace di chi odia farmare – si viene premiati, a seconda della performance, con le magie che useremo per combattere. Dopodiché, ci si dedica al piccolo chimico unendole o ottimizzandole e poi via, di nuovo dentro un’altra arena.

Gli incantesimi da utilizzare, i sigilli da collezionare, i costumi da scoprire e i “sacrifici” – gli incantesimi più potenti – da attivare rendono il gioco abbastanza vasto e vario ma senza spaventare il giocatore poco avvezzo ai GDR. Le cose da fare sono molte ma in parte molto simili e, nonostante il level cap a 100, arrivati a 50 si può finire il gioco e completare gran parte delle missioni multiplayer.

Nello specifico, di SS ho apprezzato la frenesia degli scontri – provate il Cerbero – dove al boss, che mette alla prova i giocatori con pattern di attacco molto vari, si accompagnano sempre dei comprimari fastidiosi che movimentano lo scontro e…

Scusate. Ho introdotto un’altra nota dolente: la (scarsa) varietà dei nemici.

Oltre ai boss, ottimamente caratterizzati, il resto dei nemici si divide in quattro tipi. Sì, QUATTRO, non scherzo: topi, gatti, corvi e ragni. Certo, cambiano colore di missione in missione ma ciò non toglie che, al trentesimo identico gatto posseduto tirato giù, una punta di noia potrebbe colpirvi.

Anche sul social il gioco lascia a desiderare, ma solo se volete interagire con giocatori sconosciuti. Scordatevi hub e chat di testo, per questi ci sono delle frasi predefinite da utilizzare in battaglia e nelle stanze multiplayer, per gli altri… beh, la Party Chat a 8 giocatori della Playstation Vita no?

Conclusioni

Soul Sacrifice è senza dubbio uno dei migliori giochi per Playstation Vita o almeno, insieme a Gravity Rush, uno dei pochi veramente originali. Pur ispirandosi in parte a titoli più conosciuti – da Monster Hunter a (dicono) Dark Souls – rappresenta un unicum nel suo genere e con missioni da una manciata di minuti e un gameplay intuitivo, rappresenta il meglio che l’intrattenimento portatile possa offrire.

Recensione de Soul Sacrifice – fineultima modifica: 2018-11-11T19:33:14+01:00da goldgame
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Post Navigation