L’adattamento e la direzione di “The next three days” è di Paul Haggis, ottimo sceneggiatore e discreto regista. Nel 2005 vince  l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale con il film “Million Dollar Baby” di Clint Eastwoord e l’anno dopo “Crash – Contatto fisico” si aggiudica le statuette per il miglior film, la migliore sceneggiatura originale ed il miglior montaggio (quest’ultima per Hughes Winborne).

Uno dei pochi casi in cui il miglior film non si aggiudica anche la miglior regia che Haggis si vede soffiare da Ang Lee per “I segreti di Brokeback Mountain”. Strano a dirsi, ma in “The next three days” Haggis si fa ammirare più come regista grazie ad buone scelte tecniche con le quali si prende gioco dello spettatore riuscendo a non dare alcuna valida certezza. Dove pecca un po’ è proprio nella sceneggiatura a causa dell’uso eccessivo delle coincidenze, un difetto frequente nei thriller commerciali. La successione di alcuni episodi fondamentali di “The next three days” hanno, in realtà, una probabilità minore del 6 al Superenalotto. Per fortuna, anche se questo può fa storcere il naso, non inficia l’intero progetto. La gestione delle storie e dei protagonisti secondari non convince: i rapporti di John con i genitori e con il fratello sono poco sviluppati e quello con la donna conosciuta nel parco poteva assumere risvolti tali da arricchire la narrazione. Per non parlare, poi, di Damon Pennington, l’esperto di evasioni interpretato da Liam Neeson. Il personaggio appare soltanto in una scena e Neeson viene relegato ad un cameo troppo restrittivo per il suo talento.
Anche il resto del cast si presta a semplice supporto ed attori del calibro di Jason Beghe (il Detective Quinn) e Brian Dennehy (il padre di John) non hanno modo di dimostrare il loro valore. Le donne, invece, si fanno notare per la loro immensa bellezza: Elizabeth Banks, Olivia Wilde (“Dr. House – Medical Division”) e Moran Atias. La Banks, unica ad aver spazio nella storia come moglie di John Elizabeth Banks è convincente soprattutto nell’aspetto fisico.

’inizio del film la vedi e pensi: “Che bionda, come è elegante con quel tailleur!”. Poi quando si mostra nei panni della detenuta, trasandata nell’uniforme rossa del carcere, con i capelli che mostrano i segni della ricrescita dei suoi capelli naturali ti rendi conto di come il fascino di una donna sia spesso il frutto artificiale di prodotti di bellezza (non certo disponibili né utili in una prigione).

Recensione “The next three days”, fineultima modifica: 2019-08-09T16:16:19+02:00da goldgame
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